Andrea Ravo Mattoni e Olio fishbar: disciplina su tavola

A Saronno è finalmente visibile il nuovo murale di Andrea Ravo Mattoni, lo street artist di fama internazionale che ha fatto della traduzione in chiave contemporanea dei dipinti classici la propria cifra stilistica unica. Olio fishbar, nella sua veste di sponsor tecnico, ha avuto il piacere di incontrare l’artista e dialogare con lui a tutto tondo su arte, disciplina personale e tecnica esecutiva, scoprendo che la cucina e la pittura siedono alla stessa tavola.
Olio, Ravo e l’arte di esplorare il territorio
Olio fishbar ha fatto dell’esplorazione dei territori la sua impronta stilistica distintiva. Un grande esploratore di territori è anche Andrea Ravo Mattoni che con la sua arte urbana ha viaggiato in tutto il mondo traducendo in lingua nuova le grandi opere d’arte del patrimonio culturale mondiale.
Andrea Ravo Mattoni, il writer traduttore dei classici
Nato a Varese ma di cultura italo-svizzera, Andrea Ravo Mattoni è figlio e nipote d’arte. Cresce in un ambiente ricco di frequentazioni interessanti, da Daniel Spoerri a Bruno Munari, e si instrada quasi naturalmente nel sentiero dell’espressione visiva.
Come ogni adolescente che si rispetti, però, muove i primi passi nella pittura da ribelle dell’arte: diventa writer e si cimenta nei graffiti di strada. Il suo percorso formativo culmina con l’Accademia di Belle Arti di Brera dove entra in contatto con l’arte classica.
Ed è dall’incontro tra il mezzo espressivo del graffito e lo studio del canone classico che nasce il progetto distintivo di Ravo: il recupero del classicismo nel contemporaneo. Il concept alla base del recupero è l’antica tradizione della copia, che l’artista rivisita e traspone in chiave moderna, usando la bomboletta spray con metodo accademico.
La tua arte, Andrea, si inserisce nel filone delle copie d’autore?
La mia arte si ispira sicuramente al concetto di copia, ma lo supera. Come dico sempre, le mie opere sono traduzioni, nelle quali riprendo l’originale e lo traspongo su supporti molto più grandi, con il mezzo assolutamente contemporaneo della bomboletta: sono affreschi fatti con lo spray. In più, i miei muri sono traduzioni anche nel senso letterale del termine tradurre, perché portano l’arte “al di là”, colmano lo spazio tra l’istituzione museale e la strada, tra il patrimonio artistico-culturale e le persone che vivono il territorio.
Il legame con il territorio e, in questo caso, la provincia è importante per te? Ti ha influenzato nella scelta del soggetto per Saronno?
La provincia è uno scrigno pieno di sorprese, di meraviglie incredibili e nascoste, per cui quando vengo chiamato a lavorare per un territorio al quale appartengo, come Saronno che è a due passi dalla mia città natale, sono profondamente entusiasta.
Non a caso, infatti, ho scelto come soggetto il particolare di un fregio del Legnanino – esponente del barocco lombardo a cavallo tra ‘600 e ‘700 – che si trova proprio all’interno della biblioteca di Saronno. Il fregio rappresenta Venere nell’atto di celebrare lo sposalizio tra Bacco e Arianna.
Da una parte, con il mio murale il mito rivisitato in chiave barocca smette di essere confinato dentro un edificio e diviene visibile a tutta la comunità in una delle piazze principali del centro. Dall’altro, lo stesso murale è il mio invito ad entrare in biblioteca e scoprire l’originale, perché il patrimonio artistico-culturale appartiene a tutti e non solo alle istituzioni che lo ospitano.
Arte e cucina: esiste qualcosa che accomuna questi due mondi secondo te?
Innanzitutto, la cucina è anch’essa una forma d’arte e di espressione, quindi uno chef fa, con mezzi differenti, qualcosa di molto simile a ciò che faccio io. Grazie al mio lavoro oggi sono qui a Olio fishbar, sponsor tecnico della mia opera, ma nella mia carriera ho avuto modo di frequentare tantissimi ristoranti nel Mondo e questo mi ha permesso di capire che c’è un fattore forse poco visibile che accomuna l’operato del pittore e quello degli chef: la disciplina.
Anche se sono da solo, nel mio lavoro devo essere molto disciplinato, esattamente come accade in cucina, dove c’è creatività ma c’è anche l’esercizio profondamente metodico e tecnico del “dietro le quinte”. Come per il pittore c’è l’esposizione dei quadri, per gli chef c’è poi l’impiattamento, ma nulla sarebbe possibile senza la disciplina che il pubblico non vede.
Trovo poi che arte figurativa e cucina siano entrambe discipline ancestrali, profondamente legate alle origini dell’umanità. In fondo noi tutti veniamo dalla grotta, la pittura viene da Lascaux e in un certo senso anche la cucina origina da lì, ovviamente non in forme così raffinate come le attuali.
Possiamo dire che la cucina, così come la pittura, è nata come momento di aggregazione e un luogo come Olio fishbar è un perfetto esempio di come un ristorante sia arte e aggregazione insieme.
Spazio The Box, Ristorante Olio e Olio fishbar fanno convivere cibo, arte e design nello stesso luogo. Che cosa può nascere quando l’arte incontra altri linguaggi e altre esperienze?
Io sono uno street artist quindi quello che incontro lavorando è il territorio in senso lato, dall’architettura al paesaggio urbano, dalla natura all’umanità. E avendo lavorato in ogni parte del mondo intendo l’umanità a tutte le latitudini, con le sue similitudini ma anche con le sue sfaccettature.
Col mio lavoro porto, o riporto, grandi capolavori in tanti luoghi e mi trovo anche a modificare le architetture e a cambiare in un certo senso la vita delle persone che ci vivono. Questo significa che ho una grande responsabilità: faccio arte pubblica, ma non vivrò i luoghi che modifico, lo faranno le persone che vi abitano. Quindi da questo incontro nasce il mio profondo impegno per la ricerca di opere intrinsecamente legate ai territori dove appariranno.
Spazio The Box, il territorio delle arti umane
Lo stesso impegno è radicato nella visione di Spazio The Box e Ristorante Olio, nei quali il dialogo tra estetica, arte, territorio e persone permea letteralmente ogni luogo.
Nelle cucine di Ristorante Olio la rigorosa disciplina esecutiva sposa la creatività, regalando agli avventori piccole opere d’arte al piatto, con verdure stagionali prese direttamente dalle serre di Spazio The Box. Nasce così un discorso corale tra natura locale, territori più lontani, estetica e innovazione nell’arte culinaria.
Ma a Spazio The Box il dialogo tra arte e natura non si ferma in cucina. Tutto il progetto è un inno alla commistione di forme espressive: statue e sculture punteggiano il parco, le vetture gioiello che hanno fatto la storia dell’automobile sono visibili in galleria, quadri e illustrazioni di pregio si ritrovano in tutti gli ambienti. Lo stesso hub è un grande contenitore pensato per intrecciare l’interno e l’esterno in un percorso aperto, dove la natura permea gli spazi artificiali e i manufatti umani arricchiscono il paesaggio.
Vivere l’arte in prima persona si può. Si può accogliere l’invito di Ravo e andare a scoprire il Legnanino, fuori e dentro la biblioteca di Saronno, e si può anche scegliere di entrare in un luogo pensato per nutrirsi di arte a tutto tondo.
Vieni a trovarci da Olio fishbar e da Spazio The Box, ti aspettiamo per accompagnarti in un tour immersivo tra le arti che amiamo di più: l’arte del gusto, l’arte visiva e l’arte di Madre Natura.
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