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Agroforestazione rigenerativa: il dialogo che coltiva il futuro

Dalla ricerca alla cucina, passando per il lavoro nei campi: l’incontro “Coltivare il Paradiso Terrestre” ha mostrato come l’agroforestazione rigenerativa sia oggi un’opportunità concreta per l’ambiente, l’economia e la cultura del cibo.

Ricerca, campi e cucina: il dialogo sull’agroforestazione rigenerativa

Spazio The Box ha ospitato “Coltivare il Paradiso Terrestre”, un incontro nato all’interno dei TEDx Saronno Salon per fare il punto su presente e futuro dell’agroforestazione rigenerativa. Alla fine della serata, il confronto non si è chiuso con l’ultimo intervento: è proseguito nelle domande del pubblico e nelle idee che i relatori hanno lasciato aperte.

Più che risposte definitive, la serata ha messo insieme quattro punti di vista diversi: la ricerca scientifica, il lavoro nei campi, la ristorazione e la divulgazione. 

A guidare il confronto è stata la giornalista Anna Prandoni, insieme ad Andrea Schievano di Soulfood Forestfarms, Matteo Mazzola di Iside Farm, Giuseppe Bertolina di Allegricola e allo chef stellato Andrea Marinelli del Ristorante Olio.

Un nuovo modo di guardare all’agricoltura

Andrea Schievano ha aperto con un cambio di prospettiva semplice ma radicale. Per secoli l’agricoltura è stata soprattutto uno strumento per produrre cibo, spesso a scapito degli equilibri naturali. Oggi la ricerca indica una strada diversa: un’agricoltura che nutre e, allo stesso tempo, rigenera gli ecosistemi.

L’agroforestazione parte proprio da qui: alberi, arbusti, colture e, dove possibile, animali convivono nello stesso sistema produttivo, riproducendo la complessità di un ecosistema naturale. “A Soulfood Forestfarms progettiamo sistemi agroforestali in grado di rigenerare biodiversità, migliorare la gestione dell’acqua, la fertilità dei suoli e la tenuta dei raccolti di fronte ai cambiamenti climatici”. Come ha ricordato Schievano, il futuro della terra si gioca nei campi, nelle scuole e sulle nostre tavole: prima che agricola, è una questione culturale – e infatti l’Agroforesta Urbana a Milano di Soulfood Forestfarms è ora anche un hub culturale, un progetto educativo e di promozione sociale.

Dalle idee ai campi: quando la rigenerazione diventa impresa

Se la ricerca indica la direzione, sono gli agricoltori a doverla portare nei campi. Matteo Mazzola e Giuseppe Bertolina hanno ripercorso un cammino spesso complicato: quello che porta un’azienda agricola a cambiare modello.

Per entrambi si tratta di una scelta insieme professionale e personale. Convertire un terreno all’agroforestazione vuol dire ripensare tempi, investimenti e modi di lavorare, mettendo da parte la resa immediata per costruire un sistema che darà i suoi frutti negli anni. Serve preparazione tecnica, molta pazienza e il confronto con altri che stanno affrontando lo stesso percorso. In questo contesto, Soulfood Forestfarms fa da collante tra aziende agricole, ricerca scientifica e investitori e ha dato vita, nel tempo, a una rete di microimprese che si scambiano conoscenze e strumenti di lavoro.

La trasformazione si vede anche a livello locale. Allegricola, a pochi minuti dal centro di Milano, mostra come un’agroforesta possa avere anche un valore sociale, avvicinando i cittadini a un modo di fare agricoltura diverso da quello che immaginano di solito. I campi diventano così spazio di incontro e formazione, oltre che di produzione.

Le esperienze raccontate durante l’incontro dimostrano come l’agroforestazione possa diventare uno strumento concreto di rigenerazione ambientale e sociale, oltre che di sviluppo economico.

Per  supportare le aziende agricole nella transizione, Soulfood Forestfarms collabora con aziende italiane che hanno a cuore la sostenibilità e che hanno deciso di aderire a Agroforestiamo l’Italia, una campagna di agroforestazione diffusa sul territorio italiano, con l’obiettivo di contribuire alla rigenerazione dei territori e generare benefici duraturi per gli ecosistemi agricoli e le comunità che li abitano.

Dalla terra alla tavola: il punto di vista della cucina

Lo chef Andrea Marinelli ha portato il discorso dal campo al piatto, spiegando come una cucina contemporanea possa dialogare con le produzioni rigenerative senza perdere la propria identità.

Negli ultimi anni il vegetale ha guadagnato spazio nel menu del Ristorante Olio, affiancandosi alla cucina di mare che resta il tratto distintivo della carta: il vegetale è oggi una materia prima con una propria complessità e apprezzabilità. Gli orti e le serre di Spazio The Box sono un banco di prova costante, dove ingredienti spesso considerati marginali diventano il punto di partenza di nuovi piatti.

Secondo Andrea Marinelli, anche i clienti stanno cambiando sguardo: cresce la curiosità per una cucina vegetale che non fa da contorno, ma conquista un ruolo centrale nel piatto, segno di un’attenzione crescente verso l’origine delle materie prime e il lavoro che c’è dietro.

La conferma è arrivata subito dopo, quando buona parte del pubblico ha scelto di proseguire la serata nell’orangerie di Spazio The Box. Il confronto si è spostato dalle parole ai piatti, senza mai interrompersi davvero: il menu interamente vegetale firmato da Andrea Marinelli, con prodotti dalle agroforeste di Iside Farm e Allegricola, ha tradotto in sapori i temi discussi poche ore prima.

I tortelli con erbe amare e mandorla, il piatto principale composto da spugnole con asparagi, aglio orsino e salicornia, il dessert con limone, yuzu e verbena: ogni piatto portava con sé un messaggio di biodiversità e stagionalità. La cena è diventata così il naturale proseguimento del talk: la prova che il cibo, oltre che nutrire, può anche spiegare.

Un cambiamento che riguarda tutti

Tra i temi emersi durante la serata, uno ha riguardato da vicino il futuro dell’agricoltura: chi la farà, domani? L’agroforestazione richiede competenze tecniche, spirito imprenditoriale e una visione di lungo periodo, ma fatica ad attrarre le nuove generazioni, sempre più orientate verso professioni lontane dai campi.

A questa difficoltà si affiancano però delle opportunità reali: piccole aziende agricole che si mettono in rete, nuovi modelli di investimento pensati per i sistemi rigenerativi, cittadini e imprese coinvolti nella costruzione di ecosistemi produttivi che bilancino tecnologia e apporto umano. Il confronto ha mostrato una cosa chiara: la transizione ecologica non la fa un attore solo, ma una rete di collaborazioni.

Vista così, l’agricoltura va oltre la questione ambientale, diventando uno strumento per ripensare il rapporto tra città e campagna, tra produzione alimentare e qualità della vita, tra economia e responsabilità collettiva.

Spazio The Box, un luogo dove le idee trovano spazio

L’incontro ha lasciato soprattutto un’idea chiara: parlare di agricoltura oggi vuol dire parlare di alimentazione, paesaggio, cultura e futuro insieme.

Mettendo intorno allo stesso tavolo ricercatori, agricoltori, giornalisti, cuochi e cittadini, Spazio The Box ha confermato una direzione già avviata. Nato come luogo di incontro tra passioni diverse, sta diventando sempre più un hub che ospita riflessioni sui temi che attraversano la società contemporanea, mettendo in contatto mondi che di solito non si parlano.

Il risultato più importante di Coltivare il Paradiso Terrestre è forse questo: il futuro dell’alimentazione si costruisce nei campi, nelle cucine e nei luoghi dove persone con percorsi diversi si incontrano, si ascoltano e iniziano a immaginare insieme nuove possibilità.

Pubblicato il:
06 Agosto, 2026
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